venerdì 26 settembre 2014

Interviste ai vincitori dell'A&D Talent di Martinsicuro


Cominciamo con la vincitrice della categoria Canto: Emanuela Reviezzo.
Ognuno di noi vuole realizzare i propri sogni, tu come vedi il tuo futuro?
Ho due sogni in particolare che voglio realizzare fin da quando ero bambina . Nel mio futuro vedo la professione di cantante che va in parallelo con quella di medico , studio e canto sono i miei due sogni e dovrò riuscire a realizzarli , perchè ci credo con tutta me stessa .
Cosa pensi dei vari talent e concorsi che ci sono in giro?
Ho iniziato a fare concorsi all’età di 15 anni e ognuno di essi per me è stata un’esperienza di crescita personale e musicale . Amo i concorsi perchè è li che conosco tantissimi artisti che condividono la mia stessa passione e in ognuno di loro riesco a cogliere qualcosa per poter crescere e migliorare , mi misuro con loro , ma al di là della competizione c’è l’amicizia che si instaura. Questo per me è il bello di tutti i concorsi fatti finora .
Cose negative e cose positive dell A&D talent.
Le cose positive sono davvero tante : innanzitutto la professionalità e l’umiltà che va dagli organizzatori , alla valletta , ai presentatori , alla giuria , ai comici e a tutti coloro che hanno avuto a che fare con la preparazione e la riuscita del talent . La prima cosa che ho notato e che mi ha fatto quasi emozionare è stato l’amore , l’impegno e la dedizione che ho visto in Agata e Danny nella preparazione di ogni singola serata per il talent , faccio un esempio : quando mi presentavo il pomeriggio a fare le prove ,loro dedicavano ore intere ad allestire con ogni particolarità e dettaglio i tavoli assegnati alla giuria , oppure si preoccupavano per ogni minima cosa per tutti noi partecipanti , ci chiedevano dei pareri che li potessero migliorare e volevano sapere le nostre necessità , emozioni e sensazioni , insomma in tutto questo percorso ci hanno sempre messo a nostro agio. Un’altra cosa positiva è che ho conosciuto molte persone eccezionali , sono nate delle forti amicizie all’interno di questo talent e con gli altri partecipanti ancora ci stiamo sentendo e frequentando , nonostante la lontananza in alcuni casi . L’unica cosa negativa che ho riscontrato è stato qualche problema tecnico , che tra l’altro può capitare dappertutto .
Italia e artisti emergenti, pensi sia una combinazione ancora compatibile?
Questa domanda è un pò difficile data la crisi del momento che si riscontra in ogni settore . Penso che se si sbloccherà la situazione , sarebbe bello avere dei nuovi artisti , nuovi volti e nuove voci da poter presentare. Anche se ci troviamo in questo momento un pò particolare direi che si può sempre sognare , sperare e credere .
A cosa credi possa servire partecipare ad iniziative come i talent?
Ogni talent è un modo per venir fuori e per potersi misurare su dei palchi con altri artisti . E come dicevo prima è una crescita personale e musicale , sia nella sconfitta che nella vittoria .
Come vincitore dell A&D Talent consiglieresti la partecipazione all’A&D Talent di Martinsicuro a qualche tuo amico?
Assolutamente si , come ho già detto ad Agata e Danny la sera stessa della vittoria , ho fatto molti concorsi sia a livello regionale che nazionale , ma la A&D Talent , è stato uno dei concorsi più belli e trasparenti a cui io abbia mai partecipato . Un’esperienza unica che consiglierei a chiunque e non lo dico perchè ho vinto , ma perchè è pura verità .
Ti aspettavi di vincere?
Assolutamente no , non riesco a crederci nemmeno ora . Il livello di bravura degli altri partecipanti era molto alto . Non me lo aspettavo anche perchè il mio motto è quello di dare il massimo in ogni cosa , ma senza mai aspettarsi nulla , nessuno di noi è mai arrivato e l’umiltà a mio parere è la cosa più importante per poter andare avanti .
Prossimo passo?
Il prossimo passo sarà studiare ancora canto , riprendere le lezioni di chitarra , continuare a scrivere pezzi inediti e realizzare il videoclip con la A&D Talent . Sono prontissima per questa nuova esperienza e non vedo l’ora di collaborare con tutti loro .

Continuiamo con i vincitori della categoria Danza: i Marimprovviso (Sara Ciprietti & Paolo Manno).
Ognuno di noi vuole realizzare i propri sogni, voi come vedete il vostro futuro?
Vediamo il nostro prossimo futuro come membri di una compagnia…. Per toccare con mano cosa voglia dire essere un danzatore professionista…ma non nascondiamo di sognare un futuro come creatori di noi stessi e di altri danzatori. Ci auguriamo tanto di continuare insieme la nostra carriera…
Cosa pensate dei vari talent e concorsi che ci sono in giro?
In giro ci sono concorsi divisi per genere, con poco spazio alla ricerca e all’ innovazione. Quelli locali hanno Spesso uno spirito fin troppo dilettantistico, che non mette in luce talenti, anzi, a volte pensiamo vengano addirittura ridicolizzati.
Cose negative e cose positive dell A&D talent.
Ci hanno colpito la serietà dell’ organizzazione, lo spirito degli artisti concorrenti, la cura nei minimi particolari… Ci è dispiaciuto che a concorrere nella categoria danza fossimo soltanto in 5…. Ma sappiamo benissimo che non è l’A&D responsabile di questa carenza.
Italia e artisti emergenti, pensate sia una combinazione ancora compatibile?
Non per ora. Non per la danza e non per l’arte contemporanea in genere.
A cosa credete possa servire partecipare ad iniziative come i talent?
A farsi conoscere, a portare in scena qualcosa di proprio. Che siano iniziative locali o meno… I talent possono essere una vetrina per il proprio operato!
Come vincitori dell A&D Talent consigliereste la partecipazione all’A&D Talent di Martinsicuro a qualche vostro amico?
A chiunque creda nella bellezza dell’arte e abbia voglia di mettersi in gioco, ma soprattutto a chi sta elaborando una propria ricerca e abbia voglia di conoscere il parere di esperti e non.
Vi aspettavate di vincere?
No, non ce lo aspettavamo… Almeno finchè non ci siamo resi conto dei voti e dei giudizi ricevuti. Il momento difficile è arrivato quando abbiamo visto i nostri colleghi Giulia&Davis all’opera, abbiamo creduto di essere spacciati!
Prossimo passo?
Barcellonaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Tenteremo insieme un’audizione presso la Martz Dance Company….lunghissima vita al lupo che ci tiene in bocca!!!!!

E per concludere in bellezza vi lasciamo all’intervista del vincitore della categoria Recitazione: Thomas Tossici.
Ognuno di noi vuole realizzare i propri sogni, tu come vedi il tuo futuro?
Personalmente pieno di strade in salita, sto combattendo ormai da tempo per far si che il mio futuro possa essere come lo desidero, pieno di emozioni, arte e musica.
Cosa pensi dei vari talent e concorsi che ci sono in giro?
Che possano, ognuno a modo suo, rappresentare una valida opportunità di crescita per tutti i giovani talenti che si vogliono cimentare in confronti… questi accrescono esperienza e, come ho sempre sostenuto, ti permettono di non dimenticare mai che l’umiltà e il lavoro sono gli unici mezzi per crescere davvero.
Cose negative e cose positive dell A&D talent.
Essendo la prima edizione è ancora presto per dire qualcosa a tal proposito, posso soltanto dire che è uno dei più completi che ci siano in giro e che l’opportunità di farsi notare in tv, come soltanto pochi talent locali possono vantare di fare, è davvero una cosa che richiama attenzione e che colpisce oltre alla serietà della gestione e dell’organizzazione da parte della A&D.
Italia e artisti emergenti, pensi sia una combinazione ancora compatibile?
L’Italia può vantare grandi artisti del passato che hanno lasciato, a noi emergenti, qualcosa di grande, gesta immortali oserei dire, su cui lavorare e dalle quali prendere esempio. la musica italiana, come il cinema d’autore e il grande teatro dell’opera Italica, hanno scritto la storia di tanti artisti indimenticabili…grazie a loro, seguendo le loro tracce potremmo mantenere e far splendere ancora il nome dell’arte made in Italy in giro, non solo per la nazione, ma in tutto il mondo.
A cosa credi possa servire partecipare ad iniziative come i talent?
beh… i talent sono… quasi indispensabili. la competizione ti sprona a fare meglio, a dare di più ogni volta…
Come vincitore dell A&D Talent consiglieresti la partecipazione all’A&D Talent di Martinsicuro a qualche tuo amico?
Si… lo consiglierei a chiunque volesse mettersi alla prova
Ti aspettavi di vincere?
Veramente c’ho pensato, poi quando ho visto il livello non indifferente dei partecipanti alle varie categorie ho iniziato a tornare con i piedi per terra… ho dovuto lavorare molto e se, alla fine, sono cresciuto, lo devo anche ai miei avversari.
Prossimo passo?
Il prossimo passo… continuare a sognare, lavorare, studiare e regalare emozioni. quel che sarà potrà dirlo solo lo stage!

sabato 5 luglio 2014

Quante volte sei morto?


Difficile trovare un film in cui qualcuno non muoia, è un classico trucco di drammatizzazione degli  sceneggiatori quando devono colpire il livello emotivo dello spettatore, oppure quando è giunta l’ora per il cattivo o per l’eroe o per l’amico, la moglie, il figlio. A volte si comincia un film con una morte che poi sarà ciò che avvierà la storia intera. Insomma la morte nel cinema come  nel teatro è un meccanismo molto usato.

Per gli attori morire non è mai così facile, la morte può risultare troppo finta e il film perderebbe di credibilità, quindi quando si realizza qualcosa del genere l’attore deve studiare come si muore: avvelenamento, pugnale, spada, infarto, colpo in testa… Se incontrassi un attore famoso, forse mi verrebbe da chiedergli: quante volte sei morto?A riguardo è stata stilata in America dal mensile Premiere la classifica degli attori che sono morti più volte nei film in cui recitavano. Primo classificato: Robert De Niro morto ben 14 volte, a seguire abbiamo Bruce Willis con le sue rispettabili 11 volte, poi abbiamo, a pari merito Al Pacino, Jack Nicholson e Dustin Hoffman morti ben 9 volte. Ma la lista non finisce di certo qui: abbiamo Leonardo Di Caprio che morì proprio nel film che lo rese famoso: Titanic. Altro Sex Simbol a cui piace particolarmente la morte è Jhonny Depp che addirittura ha interpretato ultimamente il ruolo di un vampiro morto e sepolto. Potremmo continuare all’infinito e potremmo non trovare uno dei nostri attori preferiti che non sia mai morto in vita sua.  Forse però pensandoci bene c’è un’altra categoria a cui capiterà sicuramente di morire molto spesso: le comparse, pensate a tutti i film di guerra spaziale, terrestre, o ai film catastrofici, quanti morti, quante facce viste solo per qualche secondo di gloria e poi “boom” morti, nemmeno il tempo di dire una battuta. A quanto pare fare la comparsa nei film è un lavoro “pericoloso” .
Chissà forse dovremmo suggerire alle scuole di recitazione di insegnare, come prima cosa, non come si fa a far vivere un personaggio ma come si fa a farlo morire o come si fa a resuscitare nel caso si venga ingaggiati come attore di Beautiful.

E tu quante volte sei morto?
                                                                                                                                   
                                                                                                                                                  DANNY


giovedì 5 giugno 2014

Hairspray (recensione/consiglia)



"Welcome to the 60's" immergiamoci completamente tra i tabù, le imposizioni e gli emozionanti cortei degli anni sessanta assieme ad un fantastico cast di attori. Un film dove non manca l'allegria , l'amore, la risata, la tenerezza e tanto coraggio per riuscire ad evadere fuori dagli schemi imposti dalla società.

John Travolta, Nikki Blonsky, Michelle Pfeiffer, Christopher Walken, Queen Latifah,
James Marsden, Zac Efron e tanti altri in un esilarante musical diretto da Adam Shankaman nonché tratto dall'omonimo musical di Broadway e remake del film di Jhon Waters.
Questo film, nella sua esuberanza ed allegria, affronta importantissime tematiche che vanno dall' integrazione, in questo caso tra persone bianche e persone di colore, all'uso dell'immagine nella televisione sino alla chiusura mentale della società.
Le parole giuste per questo musical continuano ad essere allegro e solare, pieno di situazioni comiche e toccanti, tanta energia che fuoriesce persino dai personaggi secondari, come la simpaticissima quanto svampita Panny che si ribella alle imposizione della madre attaccata al suo rigore religioso o come la coinvolgente quanto impetuosa Maybelle che con tutto il suo "black groove" si batte contro le ingiustizie della società bianca.
"Grasso è bello" è intorno a questa frase che ruota il tutto: Tracy, Edna (il personaggio femminile interpretato da Travolta) e Maybelle sono tutte in carne, eppure non si demoralizzano mai davanti alla magrissima ed attraente Velma che cerca si demoralizzarle in ogni modo. Canzoni mai noiose, balli, scenografie e fotografia tipiche di un musical, ma con la M maiuscola. Un film adatto a chiunque voglia passare 117 minuti in tranquillità e totale relax, lasciandosi trasportare in un mondo di colori e suggestioni innaturali, ma incredibilmente realistici, un film che ti farà riflettere e venire voglia di correre in bagno a laccarti o cotonarti i capelli. Infatti è proprio la lacca il collante tra tutti i personaggi o i figuranti di quella sempre viva ed euforica Baltimora dove il tutto è ambientato.
Poi come non spendere due parole sull’ esuberante e bravissimo John Travolta che veste i panni di una madre in carne ed inizialmente spaventata dal suo aspetto fisico un po' ingombrante e dal giudizio delle persone, ma che poi, grazie alla figlia, riuscirà a capire che l'importante non è essere bianco, rosso, giallo, grasso, basso, bello, l'importante è che tu riesca ad affrontare la vita divertendoti e sopratutto a realizzare i tuoi sogni senza pensare troppo al giudizio degli altri. In fondo siamo tutti uguali e tutti possono riuscire, a modo loro, "ad esibirsi su un palco", con il proprio stile e con la propria importante fisicità o colore della pelle risultando, spesso, anche più belli di una persona che rispecchia i canoni imposta dalla società di quei tempi.
Ricordate che, come dice la canzone: "you can't
stop the beat". Mai!!!

Qual'è il vostro personaggio preferito?

VOTO: 10


Danny





sabato 31 maggio 2014

Dietro il costume



“… l’abito non fa il monaco, il velo non fa la monaca, la veste non fa il dottore, la tonsura non fa il prete, …” questi sono solo alcuni dei moltissimi modi di dire che hanno come soggetto principale: “il colpo d’occhio”, l’apparenza, la famosa frase: “… a prima vista, sembra essere …”



Anche se  tutti questi proverbi possono essere veritieri per la vita reale, c’è un luogo dove l’abito PUÒ essere il biglietto da visita del personaggio che lo indossa, questo luogo è l’arte. Soprattutto una forma molto antica di arte: il teatro.
Infatti è proprio nel teatro che spesso il costume, l’abito, prende importanza soprattutto per la caratterizzazione di personaggi o come oggetto simbolo, utile in un modo o nell’altro allo svolgimento della storia: comunque importante. Questa importanza deriva direttamente dalla comunicatività sempre visiva che in sé ha la moda stessa, il che è una qualità che è perfettamente in sintonia con le varie tipologie di comunicatività che ha la forma d’arte teatrale.
Da qui potremmo anche tirare fuori, matematicamente parlando, una specie di proprietà: come per il costume è importante la moda così a sua volta per il teatro è molto importante il costume.
Certo il costume è solo uno dei tanti elementi che compongono uno spettacolo teatrale, ma è il PRIMO impatto, è ciò che può far ricordare un personaggio,  ciò che lo può caratterizzare o addirittura che lo fa codificare. In poche parole, è il biglietto da visita di un personaggio. Il costume può dire tutto o niente, nel senso che i costumi possono svelare la vera e pura essenza della storia, o al contrario celarla, raccontano la vicenda nella sua parte più implicita, ma al contrario danno indizi utili alla storia stessa, utili per una riflessione sul personaggio o sull’autore dell’opera. Il costume può essere un rebus da decifrare o un piccolo quadro decorativo che però non deve essere mai trascurato, perché sotto le pennellate dell’autore può sempre nascondersi una mappa del tesoro.

“Non è raro che un elemento del vestiario possa diventare congegno drammaturgico, motore di tutto l’intreccio comico”  (Paola Bignami, Storia del costume teatrale. Oggetti per esibirsi nello spettacolo e in società, Crocci editore, Roma 2005-2008, p.27)

È  facile cadere in un’ affermazione: “se in uno spettacolo teatrale basta avere un attore con un testo e qualcuno che lo ascolta, di tutto il resto (quindi anche il costume) si può fare a meno”.
La non veridicità di questa frase sta nel fatto che non si sono presi in considerazione molti altri fattori,  primo fra tutti, l’immedesimazione dello spettatore, dato dalla messa in scena che fa credere che ciò che si sta guardando stia accadendo realmente. In una frase, trasformando nel teatro il soggetto di ciò che il regista Giuseppe Ferrara disse per il cinema, si potrebbe affermare: il teatro deve addormentare la coscienza dello spettatore (Giuseppe Ferrara, Manuale di regia, Editori Riuniti, Roma 2004 ,p.24). 
Il costume è uno di quegli elementi che portano a ciò; si potrà ora dire che esso non è elemento superfluo, non è un surplus, quindi, come ben sa chi opera nel settore: “il costume non è abito, il costume compone il personaggio in sé”. 

Piccolo consiglio personale: provate anche voi a capire e interpretare un personaggio del cinema, del teatro o della letteratura attraverso il suo abbigliamento, rimarrete sorpresi da come tutto vi sarà improvvisamente più chiaro.


Danny



                   In collaborazione con: http://www.ilmartino.it/index.php/rubriche/retroscena

mercoledì 28 maggio 2014

Tutti per uno e il regista per tutti

Oggi ho deciso di provare a sfatare un mito che continua ad aleggiare tra le persone che entrano in una sala cinematografica o vedono un film comodamente seduti sul proprio sofà.  Come farà mai un semplice essere umano a realizzare un colossal come Avatar, Titanic, Via con vento, Aramgeddon. È un’impresa umanamente impossibile! È la pura verità: è impossibile che una persona chiamata comunemente regista possa fare ciò. 

Ora, se questa rubrica, dovesse incappare per sbaglio, tra le mani di uno di quei registi megalomani, sicuramente riceverebbe un’infinità di critiche. Un film non è mai un lavoro individuale, un film è sempre un vero e proprio lavoro di squadra, dove ogni più piccolo “elemento” è estremamente fondamentale per la buona riuscita del prodotto. Basterebbe che un semplice ciacchista sbagliasse a scrivere il ciak per mandare in tilt il montatore, il regista, lo sceneggiatore e chi più ne ha più ne metta (senza ricordare che una figura “piccola” come il ciacchista ha tra le sue mani uno dei simboli maggiori del cinema) . 
“Il regista è colui che organizza il senso audiovisivo del film”(cit. Guido Chiesa)  è questa la realtà dei fatti. Il regista tramite la sua personale visione decide: fotografia, inquadrature, attori (anche se molto spesso non li sceglie mai da solo), come essi debbano recitare o muoversi in scena. Tutto ciò sulla base di un qualcosa che in molti  casi non è nemmeno stato scritto da lui, ma che deve “semplicemente” fare proprio. In qualche modo lo spettatore vede attraverso i suoi occhi ed ovviamente vede solo ciò che il regista ha deciso di mostrargli, ma queste immagini non sarebbe possibile averle  senza la storia dello sceneggiatore, le luci del direttore della fotografia, l’audio  del fonico, la meticolosità della segretaria di edizione, il montaggio del montatore e tutte le altre persone che lavorano alla realizzazione del prodotto finito. Una lista lunghissima tanto quanto i titoli di coda che arriva fino al semplice, ma non meno importante, ragazzo runner che tiene sotto controllo il materiale incustodito o vola a comprare un cacciavite a stella fondamentale per poter girare la prossima inquadratura. Ovviamente ognuna di queste parti inserisce qualcosa di sé all’interno  dell’ opera cinematografica creando, così, con quella del regista, un mix perfetto che porta il film ad essere ciò che è. Cos’è allora un film se non l’insieme di tante teste che, ognuna attraverso la loro competenza, si esprimono  nella  visione del regista? Infatti (come dico sempre io) il film rispecchierà, anche se inconsciamente, l’atmosfera che si può respirare su un set:  se c’è stata ansia, allegria, complicità, lacrime, tensione, tutto sarà all’interno della “pellicola” e tutto sarà recepito da chi guarda a sua insaputa. Un buon film parte da una buona complicità ed intesa  della Troupe molto prima della  bravura di ogni singolo componente.
Mi raccomando allora, la prossima volta che entrerete in un cinema, fate i complimenti al regista, ma non dimenticate che il film non è solo suo.

Danny


martedì 27 maggio 2014

Cercasi Attori ed Attrici per compagnia teatrale



La A&D sta cercando 6 attrici e 4 attori per mettere su compagnia teatrale per la realizzazione di uno spettacolo teatrale professionale da portare in Calabria/Abruzzo con prove a Roma (rimborso spese incluse per il viaggio e il soggiorno). Possibilità di repliche e di portarlo in altri teatri Italiani, le prove inizieranno a settembre/ottobre per cercare di portarlo in scena nel periodo natalizio/gennaio. Per info contattateci privatamente per e-mail su Facebook  o commentando qui sotto (e-mail: ad.movie17@gmail.com)... vi aspettiamo numerosi!!!!

Recensione/Consiglio: "The Houseboy"


“… ragazzi che si fanno mantenere da coppie omosessuali, vivendo con loro e curando le faccende domestiche e … sessuali. Spesso infatti capita che dal “contratto” nasca una vera relazione a tre.”
 
“The Houseboy”  con la regia di Massimo Stinco è una rappresentazione teatrale ispirato al film omonimo di Spencer Schilly. Rappresentazione cruda e toccante di una realtà di cui spesso non si conosce nemmeno l’esistenza” . Uno spettacolo vietato ai minorenni, ma che forse ognuno di noi dovrebbe guardare almeno una volta nella vita. Stimolante e riflessivo questa compagnia con il loro regista sono riusciti a rappresentare perfettamente la psicologia e le travagliate vicende di un giovane che voleva buttare la sua vita in un cestino come un comunissimo pezzo di carta stracciato ed usato più volte.  Ottima recitazione da parte degli attori (che meritano almeno di essere citati: Silvio Impegnoso, Dario Tucci, Giorgio Volpe, Fabio Cannarozzo, Jacopo Guidoni, Massimo Stinco, Natale Calabrò, Alberto Mosca) che si sono messi audacemente  e letteralmente a nudo di fronte al pubblico. Una nudità però non spinta e forzata, ma atta a creare la giusta atmosfera “nera”  che permette di dare allo spettatore un contesto ed uno sguardo più squallido rispetto a ciò che invece l’amore puro offre  al solo occhio di chi guarda. Forse alcune scene fin troppo spinte, ma perdonabili rispetto alla morale e a tutto ciò che in questo spettacolo sono riusciti a creare con molto poco. Ansia, pesantezza interiore e sguardi di uomini giovani e non che sembrano aver perso ogni riferimento alla propria umanità e alle proprie emozioni, perfettamente spezzate a tratti da piccole parentesi comiche e molto ben giocate da parte, soprattutto, di una drag queen spiritosa, ironica e che, personalmente, mi ha ricordato i fantasmi del passato, presente e futuro del famoso racconto “A Christmas Carol”. Ottima rappresentazione della mente umana e che permette a chiunque di capire cosa possa significare per un ragazzo/a  omosessuale non essere accettato e non avere qualcuno al proprio fianco che lo sostenga, soprattutto in un’epoca come questa dove queste situazioni spiacevoli sono all’ordine del giorno.  Uno spettacolo dove fortunatamente  trionfa l’amore vero.

VOTO: 8 e mezzo

Danny
         

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